Chiara

L'AMORE E L'AFFETTO DELLA MIA FAMIGLIA MI HANNO RIDATO LA VITA

Mi chiamo Chiara,

nel 2016 mi sono laureata in Legge e Diritto Sociale, a Kinshasa.  Uno dei giorni più belli della mia vita, insieme al giorno in cui sono arrivata alla Missione Amore e Libertà.

Da bambina vivevo nella provincia del Kasai, lontano dalla capitale. Non ricordo molto della mia infanzia ma ricordo perfettamente il giorno in cui sono arrivata a Kinshasa.

Avevo 4 anni e viaggiavo con la seconda moglie di mio padre. Lei aveva deciso di fuggire e di tornare a casa dei suoi genitori dopo una violenta lite con lui, ma io non capivo perché avesse deciso di portarmi con sé. Non si era mai preoccupata di me, tanto da lasciarmi senza cibo per giorni, mi picchiava ripetutamente e mi accusava di essere io la causa della miseria in cui vivevamo.

Arrivate a Kinshasa mi portò a casa dei suoi genitori, ma io rimasi lì solo per due giorni. Un pomeriggio molto caldo mi chiese di fare una passeggiata al fiume per rinfrescarci, ero stupita da tanta generosità, ma l’idea di andare al fiume mi piaceva, così accettai senza esitare un attimo. Quando arrivammo mi chiese di fare il bagno, io non sapevo nuotare e avevo un gran paura dell’acqua, allora  inizia a piangere. Lei si arrabbiò, iniziò a picchiarmi e quando io ero completamente inerme a terra andò via. 

Mi aveva abbandonata! Avevo solo 4 anni, ero lontanissima da casa, non conoscevo la lingua del posto e non sapevo dove mi trovavo.

Sono rimasta lì, seduta a piangere per ore, poi una donna si avvicinò a me e iniziò a parlarmi in Lingala (lingua ufficiale del posto), non capivo quello che diceva però ricordo che poco dopo mi portò dalla polizia.

Si sarebbero dovuti prendere cura di me, ma a Kinshasa una bambina sola è una bambina strega, nessuno la vuole e la cosa migliore da fare è bruciarla così da tenere lontano il male. 

Era ormai notte fonda, e un poliziotto aprì un container e mi disse di dormire lì. Quando chiusero il container intorno a me era tutto buio, non si vedeva niente, c’era puzza e avevo paura, ma dovevo restare lì.

Rimasi chiusa in quel container per 3 giorni.

Poi arrivò un parroco che mi portò via con sé, non ricordo come si chiamasse, ma ricordo che iniziammo a girare per tutte le Missioni di Kinshasa, finché non arrivammo alla Missione Amore e Libertà. Lì conosceva Don Raphael Niengi Waku. Era gentilissimo, sorrideva, scherzava con me, per la prima volta qualcuno mi trattava come una bambina. Dopo qualche minuto arrivò Don Matteo, mi prese in braccio e mi chiese “Vuoi restare qui con noi?” urlai con tutta la voce che avevo in gola “Si”.

Da quel giorno la mia vita è cambiata! Non ero più sola, finalmente avevo una famiglia che mi amava e si prendeva cura di me. Grazie a loro ero finalmente una bambina felice!

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