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Sarah

SALVATA DALLE MANI DEI TRAFFICANTI DI ORGANI

Mi chiamo Sarah,

ho 29 anni e ho iniziato a vivere una vita degna di essere chiamata così il 24 dicembre 1998, quando mia madre decise di abbandonare me e mio fratello Aristote davanti il cancello della Comunità Amore e Libertà.

Sono stata allevata da mia nonna materna. Mia madre non c’era mai, non la vedevo per anni. Mio padre non l’ho mai conosciuto, di lui so solo che aveva origini Belghe.

Ricordo poco della mia infanzia, ma ricordo che più o meno all’età di sette anni rividi dopo molto tempo mia madre. Mi disse che presto saremmo andate via dalla casa della nonna per andare a Brazaville, una città poverissima del Congo. Non potevo immaginare che una volta arrivate là mi avrebbe venduta a dei trafficanti di organi.

Se non mi fossi ammalata di scabbia, sarei morta. La scabbia è una malattia della pelle che ha fatto sì che i miei organi non fossero più interessanti per i clienti troppo esigenti. Ricordo ancora che la donna che mi scartò disse che ero un “prodotto scaduto”.

Non potendo vendere i miei organi mi riportarono a casa di mia nonna. Erano tutti arrabbiati con mia madre per quello che mi aveva fatto. Ma alla fine decisero che lei doveva riprendere me e mio fratello per rimediare agli errori fatti.

Mia madre non era in grado di amarci né di prendersi cura di noi. Ci portò con lei in un campo militare e quelle poche volte che stava con noi ci picchiava. Ricordo che una volta picchiò così forte mio fratello che dovetti scavalcare la finestra, per fortuna non aveva vetri, per chiedere aiuto ai vicini.

Presto si stancò della nostra presenza e di picchiarci, così ci caricò su un autobus dicendoci che andavamo a fare una gita. Era il 24 dicembre del 1998, il giorno in cui ci ha abbandonati per sempre.

Da quel giorno grazie all’amore della famiglia Amore e Libertà io e mio fratello abbiamo iniziato a vivere.

Oggi vivo a Firenze dove frequento la facoltà di Scienze dell’educazione. Non so cosa avrà in serbo per me il futuro ma so che qualunque cosa sarà, non dovrò affrontarla da sola perché finalmente ho una famiglia che mi ama.

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